Vincenzo Balena

Vincenzo Balena

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Nei primi anni ’80, suggestionato dall’opera di Pier Paolo Pasolini, cui dedica una serie di dipinti e sculture, Balena entra in contatto con poeti, quali Antonio Porta, Giovanni Raboni e Roberto Sanesi, cui si aggiungeranno, negli anni a seguire, numerosi altri scrittori e critici d’arte. È in particolare Raboni ad approfondire la successiva fase di ricerca sulla figura umana: disiecta membra, frammenti di terracotta sospesi a fili metallici.

Seguono sculture in cera, bronzo, legno e alluminio sbalzato, esposte in luoghi prestigiosi (come la Casa di Giorgione a Castelfranco Veneto) e in contesti internazionali (Dusseldorf, Praga, New York).
Intensi sono pure i rapporti col teatro per il quale Balena realizza sculture scenografiche e maschere, a partire dalla pièce “Nel tempo che non è più e non è ancora” (1989) per il Teatro del Buratto, con testi di Maurizio Cucchi, il poeta che, molti anni dopo, lo presenta nel contesto della 54a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Proprio sul tema della maschera, che è un po’ una costante della ricerca artistica di Balena, è focalizzata una memorabile mostra tenutasi nel 2014 nella Villa Badoer a Fratta Polesine (RO), dove un ciclo di opere realizzate fra il 2005 e il 2006 (Antiqua terra mater) è posto in dialogo con la decorazione a grottesche della villa palladiana.

I lavori più recenti, affrancati da espliciti rimandi figurativi, esplorano le inedite risorse espressive dei rifiuti tecnologici, protesi della mente umana sottratte all’oblio indotto dal rapido evolversi dell’elettronica.
L’esposizione del 2017 alla Galleria Lorenzo Vatalaro di Milano sigla questa nuova svolta nel suo lavoro, pur all’interno di una ricerca che appare intimamente coerente: ora il recupero e la sapiente manipolazione da parte dell’artista di circuiti dei primi computer genera pagine di stenografie e misteriose scritture arcaiche, nell’eleganza di un’impaginazione che tuttavia adombra il rumore di fondo del caos primordiale, di un’origine oscura, cui l’artificio della retroilluminazione conferisce una particolare forza ipnotica.

Valter Rosa 


Nastro continuo con doppio riquadro

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