Màlleus: Enrico Ragni

Category: Musica attraverso le parole Hits: 197 Last Updated: Tuesday, 30 March 2021 08:55

Màlleus, Enrico Ragni (Fabriano, 3 settembre 1953); Maestro compositore e artista della scrittura amanuense, “celebrare è la sua virtù” al modo di Rainer Maria Rilke. 

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Quale significato può sussistere al di fuori del tempo-ritmo? Quel che più mi affascina è la ricerca dell’essenza delle cose, in cui l’indicibile entra nella carne del suono, nel luogo della parola, nel sommo punto del segno.
Lo scrivere, per Enrico, diviene un modo per rendere visibile il metallo dell’ignoto, l’esperienza dello sconosciuto.
Ricordo i molteplici Concerti multisensoriali, e il libro, pubblicato da Mondadori, 2017, Scriptorium. Calma la tua mente con l’arte della calligrafia.

Patrizia Trimboli

Quando da piccolo litigavo con qualche amico mio padre mi dava carta e pennino in mano e mi diceva: “Scrivi che ti passa”. A quel tempo pensavo di dover scrivere come forma di espiazione dei miei peccati; come accade a quasi tutti i bambini tendevo a vivere il momento, e capivo solo l’ingiustizia dei grandi e il tempo tolto ai giochi, più che il perché stavo facendo una determinata cosa. Ero un normalissimo bambino vivace e non avevo ancora capito il messaggio che mio padre voleva passarmi, e a dirla tutta ci misi quasi 20 anni a comprendere il potere dietro la frase “scrivi che ti passa”.

Sono un amanuense ormai da tanti anni, sono stato uno dei primi in Italia a riproporre al grande pubblico questa antica forma artistica che appaga l’occhio di chi ci legge ma che soprattutto, incredibilmente se si pensa alla semplicità del gesto, arricchisce l’anima di chi la pratica.

L’anima, a mio parere, ha tutte le risposte che ci servono, ma spesso ci sfuggono nascoste da pensieri, preoccupazioni, riflessioni e incombenze della quotidianità. Il rumore che la nostra realtà provoca al nostro povero IO interiore è così forte che a volte noi sembriamo essere definiti da quello che abbiamo e non da quello che siamo; non sto consigliando l’ascetismo, sarebbe non solo incredibilmente complicato ma, soprattutto, terribilmente improduttivo perdere completamente i contatti con ogni cosa che ci circonda. No, quello che voglio dirvi è davvero tutt’altro ed è complementare alla nostra fisicità.

I gesti della nostra quotidianità, e intendo davvero tutti i gesti, se eseguiti con amore, con attenzione e nella quiete interiore, sono un linguaggio che scivola dietro la realtà fattuale, la accarezza senza toccarla e gli passa di fianco, la saluta e le dice “a dopo”. Poi, come un genitore che mette a dormire il figlio per poi telefonare ad un vecchio amico che non sente da tanto, essi permettono di contattare la nostra anima, ascoltarla e dolcemente lasciarsi cullare da colei che nulla nasconde.

Ora, fate questo piccolo esercizio. Prendete un foglio di carta e una penna. Rilassatevi, cercate un luogo tranquillo senza troppe distrazioni intorno, respirate, sgombrate la mente e cercate di sedervi in una posizione comoda. Poi prendete la penna, e scrivete la parola “Cuore”. Mentre il vostro fisico sarà occupato dallo scrivere, sentirete tutta la calma e tutto l’amore della vostra anima fluire nel vostro corpo, valicare confini invisibili per poi perdersi. Il benessere che sentirete sarà reale, ve lo garantisco.

Non è necessario saper scrivere bene, e se ve lo dice chi ha fatto della bella scrittura la sua ragione di vita potete fidarvi, ma l’importante è non trasportare i nostri pensieri nel nostro esercizio, tenendo la mente il più possibile sgombra. Scrivete lentamente, respirando con la pancia dopo ogni lettera; alla fine della parola chiudete gli occhi, e ascoltate. C’è un messaggio che vi sta aspettando, un’intuizione, il sorriso provocato da una vecchia gioia o il profumo di un ricordo. Qualsiasi cosa ci sia, ringraziate. E poi riprendete a scrivere.

Il potere terapeutico della scrittura mi ha permesso di affrontare tutte le sfide della mia vita con positività e con quella leggerezza che a volte è stata salvezza.

Scrivere è bello, e la bellezza ci libera dalle nostre catene.

Enrico Ragni, Màlleus

Patrizia Trimboli

Patrizia Trimboli

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