Da un paese vicino

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Giampiero Neri

Pseudonimo di Pietro Pontiggia, nasce a Erba il 7 aprile 1927, è tra le figure più prestigiose della poesia contemporanea.

La pubblicazione più recente: Da un paese vicino, edita da Ares, 2020. Un grande vanto per la nostra cultura:


“Sarebbe piaciuta a Thoreau questa passeggiata,

a Robert Walser, a questi spiriti magni che 

amavano camminare e pensare camminando, nello

spirito della natura.” (G. N.)
Patrizia Trimboli

  • Alcune poesie tratte "Da un paese vicino"

    V

    La casa di via Mainoni aveva un grande terrazzo che ospitava qualsiasi

    ingombro, come il vecchio divano di vimini fuori uso. 

               Di quel divano avevo fatto il mio ridotto e la base per viaggi sulla luna, 

    un viaggio che appassionava mia madre nei primi anni ’30.

               Quanto alla luna bisognava ancora aspettare, ma in paese era arrivato

    un «lunatico», un ragazzo venuto da chissà dove che camminava sui trampoli,

    una assoluta novità per noi. 

               Qualche volta, passando nella strada, sopravvanzava il balcone del

    nostro terrazzo e dava un’occhiata. Sembrava di vederlo ridere.

    IX

    Dove abitavamo, la via prendeva nome dal casato dei marchesi Mainoni, che

    avevano ancora la proprietà di una villa e grandioso parco, lasciati in eredità

    al Comune di Erba. 

           Negli anni del dopoguerra capitava di vedere la superstite di quella

    parentela, la marchesa Mainoni, camminare nella via privata col suo bastone

    da passeggio come un’ombra del passato, una sopravvivenza incalzata dai

    tempi nuovi, che si attardava a sparire.

    XVI

    Quella farfalla cercava di liberarsi, sbatteva un po’ con le ali, e la formica la

    teneva con le mandibole.      

           Ho provato a sollevarla e la formica nera, delle più comuni da noi, ha

    lasciato la presa. Ma la farfalla era poco vitale, forse malata e non volava. 

           Mi era rimasta sulle dita quella polvere colorata che protegge le ali.

    XVIII

    Alla fermata dell’autobus eravamo saliti in due, entrambi in abito militare.

    Non ricordo di aver scambiato saluti, eravamo soli. 

           All’inizio della discesa il mio collega aveva cominciato a svestirsi. 

           Prima un capo, poi l’altro, con metodo. Riponeva gli indumenti militari

    in un sacco a portata di mano. 

           Lo guardavo con una certa curiosità. 

           Alla stazione di Lecco il rivestimento era completato. Era diventato un

    altro.

           Nello scendere mi aveva rivolto un saluto, ma più che un saluto mi era

    sembrato un cenno di intesa.

    XX

    In ultimo, mio cugino Sandro si era convertito alla pittura, ma non aveva

    abbandonato la politica. Dipingeva scorci di paesaggio, corsi d’acqua fra gli

    alberi e qualche casa, una o due.

           In politica, frequentava la locale sezione del «movimento».

    Una volta, parlando a un gruppo di giovani che parteggiavano con lui,

    aveva detto: «La bellezza della nostra sconfitta».

           Non so cosa volesse dire, ma gli sono grato di quelle parole.

    XXXVII

    Del signor Giovanni, della sua bravura di meccanico, tutti sapevano in paese. 

           Sarebbe stata la sua fortuna, ma era accompagnata da una straordinaria

    lentezza che non giovava alle sue condizioni economiche.

           Un industriale gli aveva commissionato, si era in tempo di guerra, una

    macchina per fare artigianalmente il gelato.

           Lui l’aveva costruita e consegnata funzionante, ma poi si era lamentato

    con la moglie: «Questi ricchi ti offrono un cognac preziosissimo e su quello

    che comprano, tirano sul prezzo».

    XLVI

    Da quel quadrivio, poco fuori Erba, dove le strade si incontrano, ne parte

    una per il paese di Alserio.

            Quasi all’inizio, una casa colonica coperta di rampicanti è come messa

    a guardia della strada che seguirà, solitaria, silenziosa, immersa nel verde

    degli alberi e dei campi, che digradano al lago.

            Il paese sarà raggiunto dopo un chilometro o due.

            Sarebbe piaciuta a Thoreau questa passeggiata, a Robert Walser, a questi

    spiriti magni che amavano camminare e pensare camminando, nello spirito

    della natura.

    LVI

    Il nodo su cui si avvolge la narrazione dell’Odissea è forse la giustizia. È la

    giustizia, di cui abbiamo innata consapevolezza e che si vorrebbe perseguire,

    la grande dominatrice delle azioni umane.

           La stessa vendetta ne è sottoposta. Infatti si compie di rimessa, a seguito

    di una ingiustizia.

           Niente infine sembra appagante come un atto di giustizia, un giudizio

    di Salomone.

 

Cogliamo l'occasione offerta da Edizioni Ares per pubblicare la copertina del volume di Giampiero Neri, cliccate all'interno di quest'immagine:

Copyright Edizioni Ares

Copertina del libro di Giampiero Neri - Da un paese vicino-

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Patrizia Trimboli

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