Il saggio di Francesco Roat si articola lungo un percorso di risonanze dell'esperienza umana, attraverso la voce evocata di Maria Zambrano , sorretta da “una speranza che non spera in nulla, che si nutre ....della propria incertezza: la speranza creativa, che trae la propria forza dal vuoto, dall'avversità, dall'opposizione. ...[...]
È la speranza che cresce nel deserto, che si libera dall'aspettativa perché non si aspetta nulla a tempo determinato, la speranza liberata dall'infinitudine senza termine che abbraccia e attraversa tutta l'ampiezza delle ere”.
Potrei, nell'intimistica parabola di lettura del libro di Roat, iniziata con “Epifanie”, proiettare la riflessione su un cammino di risveglio capace di far sentire, nel segreto di noi stessi, il Tu, cito Antonio Machado : “Non è l'io fondamentale quel che cerca il poeta, ma il tu essenziale”. L'autore avanza con vigorosa densità per testimoniare l'indagine poetica e mistica di Maria Zambrano, quasi, dal suo proprio sentire, ci trasportasse in un'esperienza iniziatica.
“Tanto sento il tuo essere”, incomincia una poesia sulla rosa di Rainer Maria Rilke, e poi: “Ti respiro come se fossi, /rosa, tutta la vita”, non si tratta di astrazione ma di penetrare un silenzio che si annida nell'interiorità, respirarne la fonte, facendo esperienza di una profonda comunione. Non è l'Uno Tutto della filosofia, ma il trovarsi pervasi dalla presenza dell'altro, dalla sua ineludibile singolarità, nella sua forma, cangiante in ogni istante, di particolare chiarità: è il privilegio di quell'attimo unico di luminosità, inafferrabile, di grazia, nei lucori del bosco.
Forse il medesimo che Robert Walser percepiva ne “La passeggiata” : "la poesia è vivente! Ogni minima cosa viva - e noi stessi - diveniamo interiorità." ...[...] "Rimanendo alla superficie precipitai nel profondo, che immediatamente riconobbi come il bene. Quello che noi comprendiamo e amiamo comprende e ama noi. Io non ero più io, ero un altro, ma appunto perciò più che mai me stesso. Nella soave luce d'amore credetti di poter capire, o di dover sentire, che colui che veramente esiste è solo l'uomo interiore."
Il sapere è la vita, l'esperienza iniziatica che dà interezza. Il vissuto di sinestesie sensoriali si fa misura della più autentica realtà, espressa da Ungaretti : la realtà eterna.
In quella “mezza luce”, evocata da Maria Zambrano , che cangia in potente sembiante di aurora e di risveglio, entriamo nel luogo profondo di noi stessi, di là da ogni ulteriore parvenza: nel lucore lontano dell'ultima essenza. Frammenti di luce rossa, di verdi, di tutte le note d'amore accompagnano il chiaro di una grazia, il silenzioso appare, il rapido distacco. Intima e provvista di un sovrasenso si compie la parola - “che è unita con l'essere” ... “e che continua a orientare l'essere di chi è entrato nella notte della sua mente”.
Ogni sapere si radica in quel centro viscerale dove la “sostanza” parla in eterno e l'esistenza si amplia. È l'amore che unisce, secondo la Zambrano, l'essere e la vita, in nozze molteplici.
Dal pensiero che “la carne divora ed è divorata” e ciò “è il suo castigo”, attraverso il cammino dell'amore, che convoglia a matrimonio essere e vita, la carne crea una consonanza con la bellezza mediatrice.
Antonio Machado : “Luce dell'anima, luce divina,/faro, torcia, stella, sole .../Un uomo a tentoni cammina; /porta a spalla un lampione.”
Francesco Roat è saggista, pubblicista e narratore trentino, già insegnante di Lettere e consulente editoriale, scrive da decenni di argomenti culturali su quotidiani e riviste. Ha pubblicato numerosi volumi, tra gli ultimi: Lacrimae rerum. La cognizione del dolore (Moretti & Vitali); Senza più io né mio. La mistica di Margherita Porete (Le Lettere)
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